Il Pane finto fresco sembrerebbe avere le ore contate.

L’Assemblea della Camera dei deputati ha approvato in prima lettura, il 6 dicembre 2017, la proposta di legge in materia di produzione e vendita del pane (C.3265-A), apportandovi alcune modifiche.

Tale proposta di legge è volta a meglio garantire il diritto all’informazione del consumatore e a valorizzare il pane fresco.

La legge precisa che il pane può definirsi fresco solo se preparato entro le 24 ore dalla messa in vendita secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione di impasti, e ad altri trattamenti con effetto conservante, ad eccezione delle tecniche mirate al solo rallentamento del processo di lievitazione senza additivi conservanti.

Puntualizza ancora che la dicitura pane di pasta madre, è riservata al pane prodotto mediante l’utilizzo esclusivo, ai fini della fermentazione dell’impasto, di pasta madre e senza ulteriori aggiunte di altri agenti lievitanti (si specifica che anche il pane fresco può essere denominato pane fresco di pasta madre) e al pane prodotto mediante l’utilizzo contestuale del lievito, in proporzioni variabili tra loro.

Viene considerata pasta madre quell’impasto ottenuto esclusivamente con farina e acqua, sottoposto a una lunga  fermentazione naturale acidificante utilizzando la tecnica dei successivi rinfreschi al fine di consentire la lievitazione dell’impasto.

È previsto, inoltre, il divieto di utilizzare denominazioni quali “pane di giornata” e “pane appena sfornato”, “pane caldo” o qualsiasi altra denominazione che possa indurre in inganno il consumatore.

Per la vendita, il pane fresco va sistemato in scaffali distinti rispetto al pane ottenuto dal prodotto intermedio di panificazione e al pane ottenuto mediante completamento di cottura di pane parzialmente cotto, surgelato o non, previo confezionamento ed etichettatura adeguata.

Previste anche delle sanzioni amministrative:  multa da 500 a 3.000 euro in caso di particolare gravità o recidiva, e la sospensione dell’attività per un periodo non superiore a venti giorni.

Solo le attività in grado di svolgere l’intero ciclo di produzione a partire dalla lavorazione delle materie prime sino alla cottura finale possono essere definite “panificio”.

 

 

[fonte: Salvagente e camera.it]

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