<< Nonostante il continuo diffondersi nei supermercati del pane precotto, il cosiddetto low cost proveniente dalla Romania, i tre fratelli del Panificio Petrella Laurino – Luigi, Angelo e Claudio – continuano a difendere la loro tradizione e a produrre un pane degno di essere chiamato tale, con la P maiuscola!

Per questo, voglio iniziare questa nuova avventura parlando del “pane principe” della tavola molisana, il famoso “Pane di Matrice” a Km O!…>>

 

Così scrivevo, il 25 settembre 2015, nel primo post di apertura del nostro blog e dopo quasi sette mesi, il discorso sembra proprio non voler cambiare, per cui, la domanda sorge spontanea:

Sapete cosa mettete in tavola?

 

Paolo Berizzi – giornalista de la Repubblica, ha raccontato la storia del pane rumeno, definendolo come il nuovo miracolo rumeno!

Stiamo parlando di una sorta di impasto non fermentato e congelato che viene tenuto sotto zero nei frigoriferi italiani anche per due anni e poi venduto come fresco a prezzi esorbitanti nella grande distribuzione. In più, quesi panini, filoni e baguette vengono cotti utilizzando legna di dubbia provenienza, scarti di bare, residui di traslochi, scheletri di fabbriche dismesse e dulicis in fundo… pneumatici. 

Assurdo, vero?

Mettiamoci poi che per gli enti competenti queste importazioni sono perfettamente conformi alla legge… abbiamo chiuso il cerchio in una maniera esemplare!

Già, proprio così, finché l’Europa non imporrà l’obbligo di indicare la provenienza del prodotto in etichetta, chi fa arrivare pane da fuori, potrà godere della tipica frase: «sfornato e confezionato in questo punto vendita».

Ogni anno, nella sola Romania, vengono prodotti 4 milioni di chili di pane surgelato a lunghissima conservazione (24 mesi) di cui più della metà viene esportato, in particolare in Italia, dove, in tempi di crisi, viene venduto a prezzi altamente concorrenziali e acquistato da molti cittadini italiani, ignari della loro origine!

Si stima infatti che, oltre il 25% del pane confezionato in Italia, arrivi dalla Romania e altri paesi dell’Est (Bulgaria, Ungheria e Moldavia).

Un tempo si diceva “buono come il pane”, per indicare un alimento nutriente, profumato e gustoso. Oggi spesso i consumatori masticano qualcosa che assomiglia ad un prodotto gommoso e privo di sapore – spiega l’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.

Secondo Aduc la bontà del pane è data dalla qualità del prodotto base, cioè la farina, dall’acqua e dal lievito, nonché dalla macinazione, lievitazione e dalla cottura.

“Una farina con scarso glutine – continua l’Aduc – è di minore qualità, il lievito può essere chimico e può lasciare un sapore sgradevole al pane, l’acqua di pianura può contenere residui chimici che interferiscono con il gusto, il macinato dovrebbe essere lasciato maturare per un mese ma viene trattato con ‘maturanti’ chimici che ne diminuiscono la qualità, la lievitazione forzata dà luogo a odori sgradevoli, una cattiva cottura produce un pane di color chiaro decisamente meno saporito di uno scuro.

Insomma tutti questi elementi contribuiscono alla qualità del nostro ‘pane quotidiano’”!

Ovviamente, converrete con me, che il problema non è la provenienza del pane, ma il suo processo di produzione e i mezzi attraverso cui giunge in Italia!

Siate furbi, imparate a leggere l’etichetta e soprattutto abbiate fiducia del vostro fornaio… fidatevi del nostro forno: pane fresco tutti i giorni, nel vero senso della parola!

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 Il “Pane di Matrice” non smette mai di stupirci…
…tradizione dal 1966!

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