Pur essendo una “notizia vecchia come il mondo”, negli ultimi anni l’attenzione sull’utilizzo dell’olio di palma come ingrediente per la realizzazione di diversi prodotti alimentari ha conosciuto un rinnovato interesse. 

Ma come si ricava l’olio di palma?

Naturalmente dai frutti della palma – principalmente Elaeis guineensis ma anche da Elaeis oleifera e Attalea maripa – i quali, una volta racconti vengono sterilizzati tramite il vapore, snocciolati, cotti, pressati e filtrati, ottenendo così un olio di colore rossastro che, a seguito di ulteriori raffinazioni (in grado di distruggere in pochi minuti i carotenoidi e gli antiossidanti ma non i “grassi saturi”), assume un colore bianco giallino.   

Quest’olio è nel mirino non solo per l’impatto negativo che potrebbe avere sulla nostra salute, ma anche per motivi ambientali, legati all’abbattimento di foreste tropicali per far spazio a queste coltivazioni.

A rincarare la dose ci pensa l’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa), la quale, in un dossier di ben 160 pagine, sostiene che l’olio di palma contiene ben tre sostanze tossiche – una delle quali classificata come genotossica e cancerogena – sconsigliandone il consumo eccessivo soprattutto a bambini e adolescenti. 

Ancora, secondo ilFattoalimentare.it – che tempo fa lanciò una petizione di successo contro l’olio di palma (Great Italian food Trade) – la situazione è molto seria:

“Basta dire che per l’estere glicidico degli acidi grassi (GE), non è stata stabilita una  soglia – spiega Roberto La Pira, direttore del sito specializzato in temi alimentari – perché trattandosi di una sostanza cancerogena e genotossica non deve essere proprio presente negli alimenti. Proprio com’è successo per il colorante Sudan, la cui presenza anche in dosi minime è sufficiente per avviare il ritiro del prodotto. Il gruppo ha concluso che i GE sono un potenziale problema di salute soprattutto per i bambini e i giovani, e anche per tutte quelle persone che assumono cibi ricchi di acidi grassi di palma”.

Il consiglio di evitare un consumo eccessivo di olio di palma parte dal dato che, pur essendo vegetale, in realtà questo prodotto va trattato al pari di un grasso “saturo”. Ossia ha la stessa composizione di un grasso di origine animale e i medesimi effetti dannosi sul sistema cardiovascolare. 

E in Italia? 

Beffa delle beffe, “in Italia – continua La Pirla – il consumo di olio di palma nell’ultimo quinquennio si è quadruplicato. Secondo dati Istat siamo i primi importatori d’Europa, per cui questo miglioramento da noi è stato praticamente vanificato.

Siamo al livello record di 12 grammi al giorno pro capite, trattandosi del grasso preferito delle aziende usato in merendine, biscotti, grissini, cracker, fette biscottate e tanti altri prodotti da forno e alimenti.

Per un ragazzo arrivare al limite consentito di assunzione non è difficile, basta mangiare a colazione 5 biscotti con olio di palma. Ma grazie anche alla nostra petizione ormai sul mercato ci sono più di 700 prodotti palm free. Segno che il messaggio ha fatto breccia fra i consumatori”. 

Il grande uso dell’olio di palma nell’industria alimentare commerciale è ben spiegato dal suo basso costo che lo rende uno degli oli vegetali o alimentari più economici sul mercato

Questa non sarà mai la nostra logica!

Abbiamo a cuore la tua salute e quella dei tuoi cari…

DI NOI, TI PUOI FIDARE!

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 Il “Pane di Matrice” non smette mai di stupirci…
…tradizione dal 1966!

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